ECONOMIA SOCIALE, DE PASCALE: “LEGGE REGIONALE DA COSTRUIRE CON I TERRITORI. LA COOPERAZIONE INTERLOCUTORE STRUTTURALE”
Il presidente della Regione intervistato nel nuovo numero di Lettera dalla Cooperazione, l’house organ di Confcooperative Emilia Romagna: “Il Patto non è un semplice documento programmatico, ma una sede viva di indirizzo, verifica e co-progettazione delle politiche”.
Focus sul nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, con i contributi del vicepresidente regionale Vincenzo Colla e del presidente di Confcooperative Emilia Romagna Francesco Milza. “Non vogliamo una legge costruita dall’alto, ma uno strumento che nasca dall’ascolto e dal confronto con chi ogni giorno lavora nei territori”. È uno dei passaggi centrali dell’intervista al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, pubblicata sul nuovo numero di Lettera dalla Cooperazione, l’house organ di Confcooperative Emilia Romagna, che dedica uno speciale al Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, sottoscritto lo scorso 8 settembre da 59 soggetti tra istituzioni, rappresentanze economiche e sociali, università e Terzo settore.
Dopo la firma del Patto, uno dei prossimi passaggi sarà la costruzione di una legge regionale dedicata all’economia sociale, accompagnata dalla definizione di una specifica Strategia regionale. Due strumenti previsti dall’accordo per tradurre il riconoscimento dell’economia sociale in politiche e interventi concreti, attraverso un percorso condiviso con i firmatari. “Il primo passo sarà trasformare quanto abbiamo scritto nel Patto in un percorso di lavoro concreto – spiega de Pascale nell’intervista –. Il documento indica con chiarezza la necessità di costruire una Strategia regionale per l’Economia sociale e una legge regionale, elaborandole insieme ai firmatari del Patto”. L’obiettivo è promuovere un modello nel quale istituzioni, imprese, cooperazione, Terzo settore, ricerca e comunità possano collaborare attraverso strumenti di co-programmazione e co-progettazione, con l’obiettivo di promuovere un modello economico più inclusivo e partecipato. Un ruolo centrale in questo percorso è riconosciuto al movimento cooperativo. “Le imprese cooperative producono valore, occupazione e servizi, ma allo stesso tempo mantengono una forte relazione con le comunità e con i territori”, sottolinea de Pascale nel dialogo su Lettera dalla Cooperazione, richiamando le esperienze già attive nei settori del welfare, dell’abitare, delle comunità energetiche, della rigenerazione urbana e delle aree interne. “Per questo considero il mondo cooperativo un interlocutore strutturale del Patto; per ciò che rappresenta nella nostra economia e per la capacità di tenere insieme impresa, lavoro, mutualità e comunità”.
Il riconoscimento dell’economia sociale nel nuovo Patto rappresenta anche il risultato di un percorso sostenuto con forza dalla cooperazione regionale, attraverso il lavoro condiviso delle sue organizzazioni di rappresentanza, per affermarne il ruolo non soltanto nelle politiche sociali, ma nelle strategie complessive di sviluppo dell’Emilia-Romagna. Una prospettiva che, per de Pascale, segna un cambiamento rispetto agli accordi del 2015 e del 2020 e che si accompagna alla volontà di rafforzare il metodo della concertazione. “Oggi il Patto è molto più che un semplice documento programmatico, è una sede viva di indirizzo, verifica e co-progettazione delle politiche – osserva de Pascale –. La concertazione non significa rallentare le decisioni, significa arrivare alle decisioni con una maggiore consapevolezza, assumendo insieme una parte di responsabilità”.
La centralità attribuita all’economia sociale trova riscontro anche nella delega specifica affidata al vicepresidente regionale Vincenzo Colla. Proprio Colla, nel suo intervento su Lettera dalla Cooperazione, si concentra sulle prime misure operative, a partire dal bando regionale da 5 milioni di euro per la realizzazione di ecosistemi territoriali innovativi, che coinvolge gli enti locali come promotori di partenariati tra organizzazioni dell’economia sociale, imprese, università e centri di ricerca. L’obiettivo è mobilitare anche investimenti privati per affrontare sfide che vanno dalla rigenerazione urbana al welfare territoriale, dalle comunità energetiche al contrasto dello spopolamento delle aree interne. “Questa sinergia attiverà una leva finanziaria potente per attrarre capitali privati da investire in sfide cruciali”, sottolinea il vicepresidente, indicando nella collaborazione tra soggetti diversi una delle condizioni per dare concretezza alla strategia regionale. “La coesione, il benessere condiviso e la qualità sociale di una comunità sono il valore aggiunto indispensabile per il successo delle imprese e per la loro competitività globale”. Lo speciale ripercorre inoltre l’evoluzione dei Patti regionali dal 2015 a oggi, approfondendo gli obiettivi del nuovo accordo.
A sottolineare il valore politico del Patto e la responsabilità che ora attende le organizzazioni firmatarie è infine il presidente di Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza. “Nel nuovo Patto c’è un’idea di regione che sentiamo nostra. Quella di un’Emilia-Romagna che prova a governare le trasformazioni tenendo insieme crescita economica, qualità del lavoro, sostenibilità e coesione delle comunità. È questo, prima ancora delle singole misure, il valore politico dell’accordo”. La firma, conclude Milza, rappresenta però soltanto l’inizio: “Ora gli impegni condivisi devono diventare scelte concrete”.
Il nuovo numero di Lettera dalla Cooperazione è consultabile su https://www.letteracooperazione.it/